Alla scoperta del villaggio globale
Nic e la nonna, di Roberto Luciani, tratta di un tema difficile da affrontare con i bambini: la perdita di una persona cara.
«Quando a Nic era toccato andare a scuola, lì per lì non ne voleva sapere. Aveva paura della scuola perché era un posto che non conosceva. La nonna gli disse: "Al contrario, è la scuola che non ti conosce, ma si abituerà presto". Infatti dopo pochi giorni la scuola si era abituata a Nic e non ci faceva più caso. E lui smise di averne paura»
E' l'inizio del libro Nic e la nonna, di Roberto Luciani, sesto volume della collana "Io sto bene, i libri che si prendono cura di te", realizzata della Regione Toscana, la fondazione Meyer e Giunti "Progetti Educativi".
Nic è simpatico topolino e la storia tratta di un tema difficile da affrontare con i bambini: la perdita di una persona cara.
La nostra società tende a rimuovere l'idea della morte. A meno che non faccia notizia, o addirittura spettacolo. Per le persone, le famiglie, i bambini, rimane un fatto privato, di fronte a cui facilmente si resta spiazzati. Così come anche la malattia.
Per fortuna, non esiste solo il tam tam mediatico. Attraverso progetti come MeyerLettura «Il libro entra tra le corsie dell'ospedale portando allegria, gioco e fantasia tra i piccoli pazienti. La lettura si mette al servizio del benessere dei bambini accompagnandoli nel percorso della cura».
Nick e la nonna è «uno dei pochi libri nel panorama italiano della letteratura per l'infanzia ad affrontare il delicato tema della perdita, trattandolo al contempo con leggerezza e profondità».
alle 07:54
Roberto Maragliano
Condivido lo spirito di questo tuo intervento. Da tempo mi sto occupando del problema e fra un po', spero non molto, si potranno vedere i risultati di questo mio impegno su settori tradizionalmente poco toccati o addirittura rimossi non solo dall'elaborazione pedagogica ufficiale, ma pure da quella legati ai comportamenti di vita quotidiana. Quel che io penso è che spesso non sappiamo come educare su temi così sensibili perché noi adulti ci ritroviamo in carenza di educazione, di un'educazione che riguardi noi stessi. Di qui l'afasia, la mancanza di parola, per noi prima e poi per chi intendiamo educare. La seconda considerazione che faccio è che molto probabilmente su questi versanti la parola non basta, ci vuole altro. Su che cosa possa essere quest'altro e su come usarlo...per ora taccio! E auguro a tutti buone feste. Ciao, Roberto Maragliano