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La fotografia, la meraviglia, la tecnica

Paolo Beneventi avatar Giovedì 17 Novembre 2011, 07:10 in PRODURRE, TECNOLOGIA di Paolo Beneventi

Tante macchine di oggi "incorporano" il sapere necessario per farle funzionare. Così non solo i bambini, ma a volte anche i "vecchietti" possono, per esempio, scoprire per la prima volta nella vita le meraviglie della fotografia macro.

 

Una cosa bella di tante macchine di oggi è che "incorporano" il sapere necessario per farle funzionare. Questa è la ragione per cui le usano con disinvoltura non solo i bambini, ma a volte anche i "vecchietti", quando per esempio scoprono per la prima volta nella vita le meraviglie della fotografia macro. Basta andare vicino al piccolo oggetto, mano ferma, luce favorevole, un po' di fortuna e ... oooh! Con il tempo, conterà meno la fortuna e di più l'esperienza e l'abilità, come in tutte le cose degli umani.


bruco 

 

Se poi proprio uno vuole studiare, lo può fare anche dopo, andando a vedere i dati delle proprie immagini e provando a capire che cosa significano (più o meno come ricostruire la propria uscita in bicicletta grazie ai dati GPS del telefonino!). Per esempio: questa splendida foto di bruco di macaone mi è stata mandata per il Museo Virtuale dei Piccoli Animali.

 

Ho pensato, nelle nuove "gallerie" di immagini, di inserire anche i dati degli scatti. Possono servire a capire le condizioni in cui una fotografia viene più o meno bene e servono anche a documentare il fatto, forse per qualcuno sorprendente, che finora nessuna delle immagini del museo è stata ottenuta con una macchina professionale. Magari, andando avanti inseriremo dei "tutorials" e anche delle schede sulle fotocamere usate, non tanto per fare "pubblicità", quanto perché anche questo è un modo per scambiare sempre meglio le esperienze: che cosa hai trovato, dove lo hai trovato, come lo hai fotografato?


I dati della foto del bruco - che si rendono visibili andando con il mouse sopra la figura - dal punto di vista tecnico dicono dunque: f. 5.4 mm: cioè, lunghezza focale minima, zoom tutto indietro (nel caso della fotocamera in questione, un moderato grandangolo); t. 1/400: il tempo di esposizione, espresso in frazioni di secondo, è sufficientemente veloce perché il soggetto appaia ben fermo (soprattutto se è un bruco, che si muove lento); F/2.8: l'apertura del diaframma è praticamente al massimo, con conseguente poca profondità di campo (è a fuoco solo la testa, il che in questo caso non toglie, anzi forse aggiunte qualità all'immagine); ISO 80: se fosse una pellicola, si direbbe che questa sensibilità ha poca "grana", ma richiede più luce: nella fotografia digitale, è un particolare che possiamo impostare noi, oppure lasciare che la macchina scelga da sola.


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