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"Lo strillone", un giornale web fatto dai ragazzi

Paolo Beneventi avatar Giovedì 14 Aprile 2011, 07:31 in CULTURA, SCUOLA di Paolo Beneventi

Giornale p Bambini Anno IV n 4 24 gen 1884.jpg

 

«Strane persone gli adulti, che pensano di sapere tutto e di prevedere tutto, neanche fossero dei maghi! Ecco, questa caratteristica dei grandi è forse la cosa che a noi ragazzi dà più fastidio e, secondo me, è una delle cause dei tanti litigi in famiglia. I genitori e i figli non potranno mai avere la stessa mentalità, lo stesso modo di agire e per questo si arriva quasi sempre allo scontro. Ci sono ragazzi che hanno così poca considerazione dei genitori e ne parlano così male, che sembra quasi li disprezzino, come fossero i loro peggiori nemici. Non si sentono capiti, apprezzati, oppure pensano di essere trattati ancora come dei bambini piccoli».

"Lo Strillone" è il giornale web dell'istituto comprensivo di San Vito Romano. Lo firmano bambini e ragazzi: rielaborazioni dalle materie di scuola, storie inventate, televisione e sport, poesie, testimonianze su se stessi.


 bambino_giornale.jpgScrivono, e scrivono bene. Usano in modo appropriato gli "obsoleti" strumenti gutemberghiani, perché certi concetti non si possono esprimere con un telefonino, e perché probabilmente qualche adulto gli ha insegnato  bene la scrittura e soprattutto li ha incoraggiati a esplorarla, scoprirla, usarla, bella e non sostituibile. I bambini a sei anni amano i libri e, se non distratti da quel loro istintivo amore, sanno anche cogliere la grandezza inarrivabile delle storie solo scritte. Intorno, troppi adulti che non li conoscono e non li sanno ascoltare, raccontano di loro luoghi comuni che servono solo a far vendere oggetti... Ma i ragazzi di oggi, come quelli di sempre, sono soprattutto persone:

«Quella volta è stato molto difficile rimanere me stessa. I miei amici erano così diversi da me. Erano più simpatici di me, scherzavano più di me, ridevano più di me. Io volevo riuscire ad essere come loro, ma non ci riuscivo. Volevo essere accettata per come ero, lo desideravo davvero. Non riuscivo a lasciarmi andare, mi sentivo molto più inferiore di loro, mi sentivo sola. Quando ero con loro non riuscivo a parlare. Mi sembravano degli sconosciuti. Se ero decisa veramente a parlare, uscivano solamente suoni strani dalla mia bocca. Loro mi dicevano sempre di parlare, di divertirmi e scherzare con loro, ma in me c'era un blocco, un lucchetto chiuso a chiave che non mi faceva parlare. Quando ero con loro ero molto nervosa i miei piedi si muovevano sempre come se stessero facendo la maratona. Sentivo un martello che mi scolpiva dentro: il mio cuore. Con il mio indice non riuscivo a smettere di arrotolarmi e srotolarmi i capelli».


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3 commenti
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14 Apr 2011
alle 21:32

Cristina Galizia

Cominciano ad arrivare i commenti degli Strilloni ;-)

Ciao e ancora grazie

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14 Apr 2011
alle 21:26

Apostol Maria

Yeeeeeah! Il nostro giornalino è diventato famosoooo! In questo modo condivideremo anche con gli altri i sentimenti che proviamo noi quando scriviamo! Grazieeee! :D

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14 Apr 2011
alle 17:46

Simona Martini

Grazie Paolo! I ragazzi saranno contentissimi ma anche noi prof...l'impegno e la dedizione, il tempo e i mezzi messi in gioco sono tantissimi e a volte si arranca, ma alla fine ci sono i risultati e per i ragazzi è sempre una bella esperienza. Come hai detto tu anche un modo per esprimersi, parlare di loro e della loro vita anche con parole  eforme che sono un po' strani per ragazzi di undici, dodici o tredici anni come la poesia. Ti ringrazio nuovamente ;-)

ps carina la foto

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