Alla scoperta del villaggio globale

Non è una dichiarazione di sfiducia nei confronti del corpo insegnante , anzi! E' come un grido che mi sorge spontaneo dopo l'incontro con due classi di prima elementare: 40 bambini, meravigliosi, al loro secondo mese di scuola dell'obbligo. Verranno a visitare la mostra , io non ci sarò, e allora sono intervenuto prima in classe, a fargli vedere alcune fotografie che ritroveranno nell'esposizione e a raccontare un po' di cose che so degli insetti e dei ragni. E i bambini mi raccontano quello che sanno loro. Lo scambio culturale è subito di un livello altissimo, sorprendente.
Il grido sorge spontaneo, perché non è possibile che, istituzionalmente, la scuola ignori la ricchezza culturale e di pensiero e l'originalità di queste giovanissime persone, per certificare «apprendimenti» omologati e uguali per tutti attraverso procedure deprimenti come le rispostine ai quiz (crocetta sulla soluzione A, B o C?) E' una strage, un massacro!
Nel 1970, nel Paese Sbagliato, Mario Lodi si batteva contro una scuola in cui «i ragazzi ti muoiono davanti agli occhi un poco ogni giorno nella compressione della fantasia e dell'intelligenza, nel distacco sempre più netto fra la scuola e la vita, nell'astuzia con la quale ti studiano per il proprio tornaconto. E tu ti illudi dei risultati, delle rispostine all'esame». Oggi qualcuno si arroga il diritto di misurare l'intelligenza delle persone in base a come dispongono nell'ordine «giusto» le 5 immagini di una sequenza, senza neanche preoccuparsi di indicare un inizio, una fine, una «metà» a cui riferirsi.
L'ultima volta che ci ho provato, personalmente ho trovato almeno 3 o 4 possibili ordini diversi, che raccontavano storie sempre un poco differenti e altrettanto logiche. Probabilmente non sarei passato all'esame, perché la mia testa non funzione esattamente come quella dell'ideatore del quiz (sempre che stesse usando la testa, in quel momento!)
Sembra che l'obiettivo di certa scuola non sia l'istruzione, lo sviluppo delle menti, ma l'appiattimento, l'omologazione, la negazione di ogni attività cerebrale indipendente.
Un bambino racconta quello che ha provato durante la gita, le sue emozioni, i suoi sentimenti, che magari non coincidono esattamente con quelli di altri compagni, e la maestra gli dice che ha sbagliato: non ha rispettato i sentimenti dello «schema»! Un altro bambino scrive che per Natale ha aiutato la mamma a fare la torta salata, e un'altra maestra gli segna tutta la pagina di impietosi segnacci rossi, sentenziando che con il Natale non c'entra! Per le vacanze estive, uno dei miei due figli - usciamo pure dal generico, tanto si tratta di molti anni fa ormai - arriva con un risma di schede fotocopiate, in cui gli si chiede di mettere le crocette osservando i colori...
Sembra che la scuola - come istituzione, e per questo lancio un appello alla sensibilità, all'intelligenza, al cuore delle maestre - abbia paura di educare le persone e di aiutarle a crescere. Per fortuna poi, non è fatta solo di programmi e proclami ministeriali.
con classi di 25 alunni, senza più compresenze, senza un sufficiente orario di sostegno per bambini certificati...non è più scuola!! possiamo "solo" limitarci al l"eggere, scrivere, far di conto "...ma sappiamo bene che quella che vogliono e che ci costringono a fare non è più la scuola in cui credevamo.
Forse nella scuola ci dovrebbe essere posto anche per l'apprendimento.......Bambini che sanno tutto e poi non riescono a esprimersi correttamente da adulti.....
Perfettamente d'accordo!!!!! W la libertà di espressione, W la conoscenza costruttiva e non imposta dall'alto..... W la libertà di in segnamento, W il pluralismo dell'insegnamento...
Giusto per riflettere: il DL 8decreto legge) sulle adozioni dei libri di testo della signora Gelmini, è sfavorevole a questo nostro bel sogno....in piccola parte, ma contribuisce alla morte della fantasia dei fruitori e dei docenti stessi...
alle 10:53
Paolo
Perfettamente d'accordo, Rosy. Ma gli esempi che ho fatto non si riferiscono, purtroppo, all'attualità. Se oggi - Gelmini a parte, che comunque non è uno scherzo! - nella scuola italiana troviamo poco Mario Lodi e tante fotocopie (con la carta procurata dalle famiglie, sempre che la scuola riesca a comprare il toner!), si tratta anche di capire bene dove, in tempi decisamente meno grami degli attuali, un po' tutti abbiamo sbagliato!
La mia idea è che, da sempre, i bambini siano stati nel complesso poco considerati. Eppure in Italia avevamo inventato l'animazione teatrale. Eppure abbiamo da anni a disposizione una tecnologia di facile utilizzo che potrebbe essere un aiuto formidabile a capire, comunicare, diffondere la cultura dei bambini, per aderire meglio alle loro problematiche vere e non lasciarci abbagliare dalle chiacchiere e dai luoghi comuni che li vorrebbero profondamente cambiati, "digitali", e altre baggianate del genere.
Serve un deciso cambio di prospettiva, per essere pronti, quando verrà il momento (e dobbiamo credere che verrà!), a proporre strade nuove per ricostruire - come si diceva anni fa con parole suggestive, purtroppo non sostenute da fatti - una scuola capace di futuro!