Successo un fatto strano. Leggo sul Portale dell'infanzia e dell'adolescenza , in data 1 settembre 2009: «Sì alle impronte digitali per chi vive nei campi rom , minori compresi. La settimana scorsa il Consiglio di Stato ha ammesso - per ora in via cautelare - l'identificazione di coloro che vivono nei campi anche attraverso il rilievo delle impronte digitali e la fotosegnalazione, sospendendo un'opposta sentenza di luglio del Tar del Lazio». E scarico anche da lì l'immagine allegata. Poi, quando il giorno 4 mattina vado a pubblicare questo blog, il link mi dà «accesso negato» e, anche entrando dalla pagina principale la notizia, in quella data, è sparita.
Boh? Vero è che su queste questioni la realtà si fa ogni giorno più incomprensibile. Come il comunicato su quei primi 17 bambini, figli di immigrati clandestini - cioè, secondo la legge attuale, criminali da espellere dall'Italia - ammessi nelle scuole materne di Milano. Quei genitori, potranno andare a prendere i loro bambini senza essere arrestati?
Penso a tutta quella campagna mediatica, culturale e politica che, se negli anni non ha reso più sicure le città e le campagne d'Italia, di sicuro ha contribuito ad alimentare un clima di paura e sospetto verso i «diversi» e ha complessivamente incattivito la vita quotidiana di tutti noi. E intanto, mentre scrivevo questo pezzo e ascoltavo musica random da iTunes (chissò, se fossi un «nativo digitale », qualcuno direbbe che sono multitasking!), è saltata fuori una vecchia canzone guarda caso proprio dei Nomadi , che negli anni Sessanta cantavano: «Come potete giudicar, come potete condannar? Chi vi credete che noi siam, per i capelli che portiam?»
Ma siamo sicuri di essere entrati davvero nel nuovo millennio? E, nel caso, è davvero questo il millennio che vogliamo?
Tag: diritti, immigrazione, Milano, minori, nomadi






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