In questi giorni, tutti abbiamo pianto i soldati italiani morti a Kabul.
Quello che però per noi è un lutto eccezionale, che quasi ferma un intero paese, laggiù è praticamente vita quotidiana, da decenni. E, tra integralisti religiosi in armi, combattenti delle varie etnie e tribù, soldati stranieri in missione tra la pace e la guerra, le vittime più innocenti, al solito, sono i bambini.
Ho cercato materiale in rete e, francamente, mi aspettavo di trovarne molto di più. In un documentario girato a fine 2001 vediamo Gino Strada e i suoi collaboratori all'opera in un ospedale di Emergency. Soccorrono alcuni bambini piccoli: «Quanti anni hai?!» «Non lo so, chiedetelo a mia madre!» Si sono feriti gravemente giocando con una mina: «Credevo che fosse uno specchio!»
Vengono ripetutamente inquadrate le mani, fanno impressione, ma istintivamente pensiamo che se la caveranno: andranno a ingrossare la schiera di quei bambini mutilati che siamo quasi abituati a considerare parte del paesaggio, nei luoghi lontani ed esotici dove si svolgono le missioni di pace. E invece, alla fine una scritta ci informa che uno di loro non ce l'ha fatta, è morto.
Un altro documento è sulle mine giocattolo che i russi lanciavano durante la loro guerra negli anni Ottanta, che non scoppiavano subito, ma erano progettate per resistere a diverse manipolazioni, farsi raccogliere, mostrare agli amici, possibilmente portare a casa...
Se però si cercano fotografie e video relativi alle stragi di civili e in particolare di bambini che, per errore, vengono periodicamente compiute dai bombardamenti NATO , anche chi non sapesse nulla di inglese, una espressione la imparerà presto senz'altro: no longer available (non più disponibile!)
Tag: Afghanistan, Emergency, Gino Strada, guerra, video, web







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