Disegnare al computer: il bambino «regista»
Pubblicato da Paolo Beneventi alle 15:00 in EDUCAZIONE, TECNOLOGIA
Bambini di 5 anni parlano del lavoro al computer , anno 1997:
«C'è una tele che, per esempio, fa vedere tutto. Poi tu schiacci una cosa che c'è una freccina e ci sono dei fili dietro, e dopo va». Alice
«Quando vuoi fare delle cose col computer, usi quello, lo muovi un po', e dopo vengono fuori le cose che vuoi fare». Stefano
«Disegno quello che voglio, con la penna, quella del computer». Roberta
«Abbiamo schiacciato il topolino e sono usciti tutti i versi degli animali». Davide
«Quando abbiamo schiacciato il topolino, è uscito il disegno. Paolo ha detto di schiacciare e dopo i nostri disegni apparivano e scomparivano». Gianmarco
Oggi le statistiche ci informano che i bambini coreani 2.0 a 5 anni navigano abitualmente in internet (mi auguro per loro che qualche volta giochino anche in giardino!)
Chi conosce i bambini però, sa che per loro spesso non è tanto importante fare le cose in prima persona, quanto capire quello che si sta facendo, magari insieme.
Se non sono loro in grado di farlo direttamente, chiedono a una persona più grande. Poi ti mostrano il pupazzo incollato e cucito dalla maestra e ti dicono: «L'ho fatto io!» Ed è vero!
Ai bambini di prima elementare di Collebeato (Brescia), che sono usciti a esplorare e filmare il territorio intorno alla scuola (anno 2003), ho mostrato alcuni effetti di distorsione e movimento che si possono realizzare con le immagini al computer. Più tardi, quando osservano i fiori di pervinca, che assomigliano alle ruote di un cocchio da fiaba, subito mi dicono: «Falli muovere!»
I bambini, che utilizzano come loro prima risorsa l'esperienza diretta verificata attraverso i sensi , hanno una capacità istintiva di collegare cause ed effetti. Riconoscono, se passando suona un campanello, che è stato il loro passaggio a farlo suonare e, analogamente, di fronte a una qualsiasi elaborazione al computer anche semplice (grafica, video, suono), immediatamente tendono a collegarla «in prospettiva» a cose che conoscono, dalla televisione, dai videogiochi. Questa capacità di vedere in prospettiva, negli adolescenti e negli adulti, abituati alle risposte «giuste» o «sbagliate» della scuola e dei quiz televisivi, è di norma atrofizzata. Hanno dimenticato, per desuetudine, il piacere di seguire i sensi e la curiosità. E chi, per una sua storia fortunata, riesce ancora a farlo, allora è un artista, uno scienziato, un «genio»!






1. Linda Giannini, Lunedì 27 Luglio 2009 ore 16:46
Complimenti Paolo per quanto stai condividendo con noi e per la documentazione che non ha limiti di tempo. Ci pensi? Cinque anni allora… quasi maggiorenni oggi quei bimbi e quelle bimbe di cinque anni di allora. Qualcuno ha prestato attenzione a quelle parole e loro potranno ritrovarle e ritrovarsi. Buona estate, Linda
2. Paolo, Lunedì 27 Luglio 2009 ore 22:12
Beh, sarebbe bello se qualcuno scrivesse, dicendo: "Quelle cose le avevo dette io, mi ricordo!" Qui nella grande rete anche questo potrebbe succedere...
Una buona estate a te, Linda!