Visto durante il «Fiorello show», il cui ciclo si è concluso da pochi giorni sulla rete satellitare SKY Uno. Tra il pubblico, più o meno casualmente, emerge un ragazzo che, dichiarando una devozione pressoché assoluta verso il suo «mito», spiega a Fiorello (più o meno, cito a memoria): «Quando non avevo ancora 3 anni, ho imparato a leggere con il tuo karaoke. Mia nonna non ci credeva, e allora provò a farmi leggere la scatola della tachipirina!»
Spettacolo a parte, se mi posso permettere un'osservazione a tanta scienza dell'apprendimento, il problema fondamentale dei test, dei quiz, di tutto quanto è «misurabile in laboratorio», sta proprio nella situazione laboratoriale, che spesso è schematica, irreale, falsamente «oggettiva», e più che l'intelligenza, l'apprendimento, l'attenzione ecc., serve a misurare l'attitudine (o abitudine?) a un determinato contesto culturale e sociale.
In questo modo, molteplici forme di intelligenza che non rispondono ai requisiti richiesti, o che semplicemente scelgono strade loro originali, non vengono rilevate. Così come, sia dal punto di vista «scientifico» che da quello scolastico, non ammettendo ciò che non è misurabile, si trascurano a volte proprio le modalità di apprendimento più originali e caratteristiche dei bambini, premiando non tanto il «genio», quanto la risposta piatta alle aspettative degli adulti. E un patrimonio immenso viene dissipato, senza neppure sospettare che esista.
Credo che imparare a osservare in modo forse più empirico, ma meno presuntuoso, le diverse manifestazioni dell'intelligenza infantile, senza costringerle a priori nei nostri schemi, possa rappresentare, anche per l'adulto che vuole davvero capirci qualcosa, non solo un esercizio utile e interessante, ma un vero e proprio investimento verso un futuro meno banale e scontato.
A proposito di apprendimenti curiosi e imprevisti, ricordo un giorno che si proiettava questo video di 20 minuti realizzato alcuni anni fa, Concittadini Inaspettati, sugli insetti e i bacherozzi trovati e filmati nei cortili delle scuole. Avevo inserito in sovraimpressione i nomi scientifici dei vari animaletti, per pochi secondi, via via che comparivano (magari qualche insegnante ci vuole lavorare, e poi sono uguali per tutti i bambini del mondo!). In una classe terza elementare, il bambino più problematico di tutti, quello che durante la normale attività scolastica manifestava le maggiori difficoltà di attenzione, alla fine del filmato, senza che ovviamente nessuno gli avesse chiesto nulla, ne aveva imparati diversi, e tranquillamente ripeteva: Pyrrhocoris apterus, Crematogaster Scutellaris...







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